Selvaggina, la Coldiretti esplode

La Coldiretti Molise si fa portavoce della esasperazione degli agricoltori molisani a causa della difficile convivenza del proliferare di animali selvatici e le imprese agricole operanti nelle diverse aree della nostra regione, sottoposte ad una non più tollerabile azione di devastazione da parte della fauna selvatica o rinselvatichita, presente in misura eccessiva e squilibrata su quasi tutto il territorio. Della questione è stato investito anche il Prefetto di Campobasso. Avviene, ormai, ineluttabilmente che, diverse migliaia d’imprese agricole e zootecniche, ricevono danni al patrimonio che non vengono, come la legge vorrebbe e dovrebbe, adeguatamente risarciti, ma solo molto parzialmente indennizzati. Nell’anno 2006 sono pervenute all’Ufficio risarcimento danni della Regione n. 980 pratiche, nell’anno 2007 si è registrato un incremento dei danni, infatti, sono state inoltrate n. 1.123 pratiche di risarcimento, mentre nel bilancio regionale vi sono solo 150.000 euro a fronte del milione necessario, considerato che molte aziende agricole addirittura rinunciano a presentare richiesta di risarcimento visto tempi e importi concessi. I tempi, infatti, per percepire l’esiguo, parziale risarcimento superano i due anni. La Coldiretti Molise contesta anche i criteri e le modalità di quantificazione dell’indennizzo, considerato che, nel caso di un campo appena seminato, viene risarcito il solo valore delle sementi, tralasciando tutti i costi di lavorazione e concimazione del terreno, così come per le migliaia di animali allevati, sbranati ogni anno da lupi e cani inselvatichiti, nessuno tiene conto dei costi economici per l’allevatore a seguito dello squilibrio del ciclo produttivo dell’azienda. Ai coltivatori non interessano gli indennizzi, ma vogliono poter portare a compimento il ciclo produttivo della propria azienda, garantendo gli impegni che prendono con gli acquirenti. E' una situazione non più sopportabile – commenta la Coldiretti Molise – anche perché è sempre più evidente il proliferare di specie come i cinghiali, che si ripopolano indisturbati nelle aree di ripopolamento e cattura di Riccia e Gambatesa, per poi scorazzare sui terreni coltivati, soprattutto quelli montani dove è più difficile, ma anche più importante, mantenere la presenza dell'attività agricola. Basti pensare che un cinghiale in una notte riesce ad arrivare ad oltre 60 chilometri di distanza. Sicuramente la selvaggina è una risorsa per la collettività – continua la Coldiretti – ma la sua presenza non deve diventare un elemento destabilizzante dell’equilibrio naturale ed un motivo di crisi per la biodiversità, come sta succedendo con la sparizione della piccola fauna e della flora, né deve mettere in crisi le attività fondamentali per mantenere la presenza dell'uomo sul territorio. Per questo è necessario un controllo costante e reale della densità e dell'incremento di queste specie animali, che mettono in pericolo anche l’incolumità dei cittadini, basti pensare ai tanti incidenti stradali causati da animali selvatici. Un allarme, quello lanciato dalla Coldiretti Molise, che riguarda le imprese agricole, ma anche la società e l'ambiente. Infatti, per chi opera nelle aree montane e svantaggiate non c'è piu' la sicurezza di poter proseguire l'attività agricola, ma anche di circolare sulle strade o nelle vicinanze dei centri abitati. L'agricoltura - sostiene la Coldiretti Molise - è oggi l'unica attività di impresa dove entità esterne possono distruggere senza garantire i giusti indennizzi. E' quanto accade, purtroppo sempre più di frequente, con i danni da fauna selvatica.
Antonello Del Cioppo
1 ottobre 2008

di Antonello Del Cioppo



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