Cristiano Huscher questa mattina rientra al lavoro all’ospedale di Isernia, ci andrà come egli stesso ha detto in conferenza stampa con i carabinieri, in modo da verificare che tutto è a posto e che può riprendere regolarmente il proprio lavoro di direttore del reparto di chirurgia del Veneziale.
Cosa fa trasparire però la vicenda del professore di “chiara fama” da prima chiamato e poi licenziato o revocato a seconda le interpretazioni, e poi reintegrato da un regolare e democratico “tribunale del lavoro” della Repubblica Italiana, di cui il Molise, anche se per dispiacere di taluni fa parte? La vicenda insegna che dietro i falsi sorrisi, dietro quel falso perbenismo e dietro la grande scusa-opportunità di essere piccoli, si nasconde un mare di letame e di marciume che ormai come una mestasi è giunto ovunque. Le mestasi di un sistema che è abbondantemente “Other Lline” e che ha raggiunto l’economia con finanziamenti incomprensibili, il clientelismo più sfrenato attribuendo incarichi a iosa senza la minima vergogna, il mondo della politica dove troviamo personaggi che in altre parti d’Italia non farebbero neanche i capo condomini e che qui “recitano” ruoli degni della peggiore commedia dell’arte.
La stranezza di questa terra, non sta nel fatto, che un Tribunale del lavoro della Repubblica Italiana abbia emesso quella sentenza che è “inappellabile e irrevocabile”, giudizio anticipato e espresso in religioso silenzio da personaggi di altissimo profilo giuridico, che la decisione dell’Asrem contro il pur tanto chiacchierato Huscher era comunque inopportuna, e che pertanto in situazione di normalità giuridica, il tribunale avrebbe dato ragione all’ex e oggi di nuovo primario di chirurgia del Veneziale. Eppure a sentenza emessa, il giudizio di molti è stato “ma quale coraggio ha avuto quel giudice”, come se nel Regno del Molise, le leggi italiane fossero diverse ed a personam dei potenti di turno.
Questo rende ancora più grave e pericoloso l’atteggiamento di una certa politica, sul futuro dei giovani e dei meno giovani, sudditi ormai e non più liberi cittadini italiani. Sulla giustizia però va aperta una dolorosa parentesi. Non si può leggere su Il Sole 24 Ore di qualche giorno fa, che a Milano il pm Nocerino va avanti nell’indagine sull’accusa di aggiotaggio nei confronti di Tonino Perna e del Cda dl It Holding e poi proseguire nel pezzo e leggere la “Tace la Procura di Isernia ”.
Quel tace nuoce immancabilmente ai magistrati che amministrano la giustizia nel capoluogo pentro. Sarà anche un’indagine complessa quella sul crack It Holding, ma non è possibile che a Milano, un Tribunale preso da mille e più casi, comunque si va avanti e dal palazzo di giustizia isernino, l’indagine langue. Non siamo giustizialisti ma vogliamo il giusto processo al di la della decisione del parlamento. Così come vogliamo sapere se coloro che oggi sono indagati dalle procure di Campobasso e Larino sono colpevoli o no di reati, in modo da sapere, quando verranno a chiederci il voto il prossimo anno se sono legittimati a farlo o meno. Basta con i dubbi chiediamo a coloro che amministrano la giustizia in questa regione, anch’essi hanno una responsabilità “civica” oltre che professionale.
È questo il Molise che non vogliamo sia chiaro a tutti. Nel caso Husher sarebbe bastato avere l’umiltà di aspettare la scadenza naturale del contratto e non rinnovarlo.
A questo sistema diciamo basta e a difesa dell’integrità di un popolo deve ergersi la diga dell’orgoglio dei molisani, personalmente ho votato, anzi sono stato sponsor di questo sistema, ma quando mi sono accorto di essere stato tradito, ho detto “non ci sto”.
25 febbraio 2010
Commento di Luigia: peccato che per avere delle verità dobbiamo aspettare i giudici |